Segue!Aldo allungò la mano verso il mio comodino. Ad attenderlo c'era una piccola bustina quadrata di alluminio. Le sue mani tremavano leggermente mentre, con un certo impaccio, strappava un angolo del contenitore sotto vuoto. Mi piegai su di lui osservando, incuriosita, le sue operazioni. Appoggiai le braccia sul suo petto. Il preservativo giallognolo, leggermente trasparente aveva un piccolo serbatoio in cima. Era poco più grande di una moneta, accuratamente arrotolato. Aldo lo studiò incerto per un attimo, le sue mani continuavano a tremare. Mi sollevai per lasciargli spazio, sedendomi sui talloni. Lo srotolò dalla cima verso la base, avvolgendolo intorno alla cappella, riportò la mano in punta, ma il preservativo si sfilò. Cercò di infilarlo anche se era già mezzo srotolato ma lo pizzicò subito sotto il glande e si ruppe! Ci guardammo smarriti. - Cosa facciamo adesso? Io mi ero organizzata ma ero in imbarazzo ad ammetterlo. Quell'unico preservativo era di Aldo, ma io ne avevo un pacchetto ancora incartato in un cassetto della scrivania. Mi morsi le labbra e pensai che dopo i primi caldi preliminari di pochi minuti prima, lì sul letto: uno di fronte all'altro nudi e senza pudori, i miei scrupoli erano l'unica cosa da giudicare veramente ridicola. Mi alzai dal letto: Aldo mi seguì con lo sguardo. Ancora una volta, per un attimo, avrà pensato che mi stavo tirando indietro. Invece mi chinai per aprire il cassetto, spostai il contenuto per raggiungere il fondo con la mano. Nonostante dessi la schiena ad Aldo (o forse proprio per quello!) sentivo nettamente il suo sguardo su di me, sul mio Oggetto del Desiderio che, pizzicato tra le mie gambe, ammiccava provocante mentre ero piegata a cercare... Trovai la scatola ma maliziosamente rimasi in quella posizione ancora qualche secondo, appagandomi degli sguardi vogliosi di Aldo. Poi mi voltai sorridente, mostrandogli la Soluzione al guaio di poco prima. Anche Aldo sorrise e finalmente riuscì a rilassarsi un minimo. Aprii la confezione, estrassi un'altra bustina: nelle mie mani il preservativo, identico a quello di prima, si rivelava leggermente viscido. Ricordai alcune cose sentite dalle mie amiche e mi venne un'idea molto stimolante! Tornai sul letto, appoggiai il preservativo in cima al cazzo scappellato di Aldo, tenni ferma la canna dalla base, usando pollice ed indice ed avvicinai la bocca al preservativo. Con le labbra lo feci srotolare, cercando di mantenere la massima calma ed attenzione: non era un'operazione facile, ma eccitava entrambi. Tanto! Nel pacchetto appena aperto avevamo altri undici "soldatini" pronti all'uso. Potevamo rischiarne un altro! La gomma del preservativo non aveva sapore, ma la sostanza usata come lubrificante era abbastanza sgradevole. Non mi importava. Quando le mie labbra arrivarono a metà della canna capii che non ci sarebbe stato bisogno di un terzo profilattico: ormai il risultato era raggiunto. Finii di calzarlo usando la mano. Mi risollevai sulle ginocchia osservando soddisfatta il risultato. Anche Aldo sorrise. Finalmente mi portai su di lui: la canna di Aldo violava, per la prima volta, la mia patatina. Lentamente, cautamente la ricevetti dentro di me. Quando fu tutta dentro iniziai a muovermi. Usavo la massima cautela: sarei stata deflorata, e questo è un evento che non può che spaventare qualsiasi ragazza. Aldo mi accarezzava i fianchi, i seni. Mi chinai su di lui in modo che fossero maggiormente a portata, lui ne strinse uno. Mi chinai ancora e lo baciai: questo movimento, però, finì per far uscire ilsuo cazzo dalla mia fighetta. Con la mano destra la guidai nuovamente al suo posto, mi rimisi verticale e continuai a muovermi. Ero troppo cauta. Bhe, sì: ero proprio spaventata! Troppo! E lo sapevo. - Stai sopra tu, vuoi? Scambiarsi di posto richiese una nuova interruzione, ma mi servì a rilassare me stessa, stavolta. Il contatto con le lenzuola del mio letto, calde e leggermente umide del sudore di Aldo, era rassicurante. Aldo si fece spazio tra le mie gambe: puntellandosi sulle mani, come faccesse delle flessioni in palestra, scese su di me, dentro di me. Privo dei miei timori si mosse con risoluta ed istintiva determinazione, lo sentii di nuovo dentro, ma da quella posizione classica lui-sopra lei-sotto lo sentivo diverso da prima. Mi faceva un po' male mentre si muoveva dentro e fuori di me. Poi, lo paragonerei ad uno strappo muscolare, sentii una lacerazione. Capii che era il mio imene. Un senso liquido di calore: forse stavo sanguinando. Non mi preoccupai neanche di questo: non sembrava grave, in fondo le donne acquisiscono tutte una certa dimestichezza con il sangue, in quelle zone. Anche Aldo ne divenne consapevole mi guardò con uno sguardo da cane bastonato, come incerto se chiedermi scusa o meno. Alzai le spalle con un leggero sorriso che ricambiò rassicurato e riprese a penetrarmi, ma con un ritmo più lento. Quel cambiamento mi eccitò più di prima. Mi accorsi che le mie unghie affondavano nella schiena di Aldo (da quanto tempo, ormai?). Stavo per venire, sollevai la schiena abbraciando Aldo. I miei ansimi crebbero fino a diventare dei piccoli urli. Anche Aldo si fermò: sentii le deboli pulsazioni dello sperma intrappolato nel serbatoio. Tornai a rilassarmi, distesa sul letto. Anche Aldo si rilassò, smise di puntellarsi sulle braccia e mi gravò addosso con tutto il suo peso, chiedendomi scusa fece per spostarsi ma io lo trattenni: in quell'abbraccio strettissimo i nostri respiri si regolarizzarono mentre, nel silenzio, potevo distinguere i nostri battiti cardiaci. Passarono dolci e lenti i minuti (cinque? dieci? venti? non so...). Quel giorno diventai donna. |
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Segue! Aldo era seduto sul letto di fronte a me, risaliva il mio fianco scostando i miei lunghi capelli. Mi accarezzò le guance. La sua mano era delicata e calda. Non avevo ancora smesso di ridere. Dopoun attimo la sua mano ridiscese, ma questa volta si fermò a lato del mio seno. Smisi di ridere e presi fiato. Mi gonfiai in pettomentre il suo pollice sfiorava il mio capezzolo destro. iniziai ad essere consapevole non soltanto del suo corpo, ma anche del mio! I miei capezzoli si erano inturgiditi, ingrossati. Mentre la figa... non sapevo come descrivere le sensazioni nuove che la dominavano. Era come ascoltare un ordine imperativo di una parte del mio corpo. Aldo parlò per la prima volta da che ci eravamo spogliati: - Non importa, sai. Neanche avrei sperato che usassi la bocca così - se un uomo mi dicesse oggi una frase del genere probabilmente lo prenderei a pugni, ma eravamo entrambi inesperti e goffi. Ma colpì ugualmente il mio orgoglio. Mi rizzai sulle ginocchia, e lo spinsi giù, stendendolo nuovamente sul letto: - Con te non ho affatto finito, caro mio! Tornai a chinarmi sul suo cazzo, ancora duro come quando lo avevo in bocca. Stavolta lo baciai su un lato, risalii verso la cappella continuando a baciarlo, cambiai lato e lo baciai ancora. Poi finalmente le mie labbra tornarono ad abbracciarlo. Con la coda dell'occhio vedevo la sua mano stringere le lenzuola. Ora sapevo cosa mi aspettava mentre lo facevo scivolare in me ed evitai la crisi di tosse. Sentii fremere il suo membro nella mia bocca, all'inizio non capii cosa stava capitando, poi la mia gola fu investita da un caldo getto di sborra. Di nuovo mi staccai mettendomi a sedere. Ero, lo devo ammettere, abbastanza nauseata da ciò che era capitato. Un altro getto mi aveva colpito alla base del collo, mentre mi alzavo ed ora colava sul mio seno. Aldo non mi aveva avvertita, ma dal suo sguardo lui stesso non si era aspettato di non riuscire a trattenere: nonostante tutto quel pompino era durato meno di un minuto! Fu per questo che lo perdonai senza discussioni, e fu anche per il fatto che fu lesto ad abbracciarmi, accarezzarmi e baciarmi sulla bocca. - Tocca a me, ora? Esitai un istante ma risposi: - No. Ti voglio dentro, non posso aspettare oltre! Ora saprei attendere che il mio partner si riprenda dalla sua prima "fatica", ma con Aldo quel giorno sarebbero dovuti bastare i suoi giovani ormoni! Continua!! |
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Persi la verginità nella settimana del mio diciottesimo compleanno. Un caldo pomeriggio di inizio estate, tempo di esami. Aldo ed io studiavamo in camera mia. Sulla scrivania, il mio quaderno di matematica pieno di esercizi fatti a metà: i segni di cancellature ancora in bella vista, le matite abbandonate. Coricati sul mio stretto letto ad una piazza Aldo ed io eravamo nudi, uno di fianco all'altra. Io faticavo a dissimulare il mio imbarazzo, più per la mia nudità, che per la sua o per il contatto inevitabile dei nostri corpi. Lui era supino, sorrideva, ma mi lanciava solo qualche occhiata, non si soffermava mai né sul mio corpo né sul mio volto. Avevamo spento la radio ed il silenzio aveva un che di irreale: come se l'estate si fosse fermata per noi. Io ero su un fianco, appoggiata ad un gomito. Osservavo il profilo glabro del suo bel viso. La mia mano destra gli accarezzava il petto liscio. Avvertii i battiti del suo cuore, lenti ma netti come un atleta concentrato sulla partenza: TUM... TUM... TUM... La mia mano scese ancora fino ad incontrare la prima peluria, giocai con il suo ombelico. Lui sorrise per il solletico e lanciò uno sguardo verso il basso, cosa che io non riuscivo ancora a fare. Finalmente raggiunsi la sua canna, la presi dolcemente tra le mie dita. Il respiro di Aldo si fece subito più profondo, così come la sua espressione divenne più tesa. Chiuse gli occhi. La mia mano tra le gambe ad accarezzargli le palle. Mi stavo muovendo istintivamente: l'imbarazzo iniziava a svanire, la mia tensione invece no, ma il contatto con il suo pisello aveva sciolto anche la mia vista ed ora osservavo la sua erezione con un misto di paura e curiosità. Tornai a stringere quella canna durissima. Sapevo, sia dai film pornografici che avevo visto di nascosto che dalle parole delle mie amiche "più esperte", che avrei dovuto scappellarlo. Condussi goffamente l'operazione, ma Aldo ne parve tutt'altro che deluso. Tra poco avrebbe scordato il concetto stesso di delusione. Avevamo già discusso e programmato quell'occasione immancabile: avremmo iniziato a studiare come sempre, in quei giorni, i miei ci avrebbero lasciati soli in casa per delle commissioni, non ricordo assolutamente quali. Noi saremmo andati avanti a studiare ancora qualche minuto - non si sa mai che fossero tornati per qualche motivo - poi ci saremmo spogliati e... Ora improvvisamente mi ero accorta che avevo la gola secca. Nell'intimo più profondo di me stessa sapevo che qual'era l'unica cosa che avrebbe placato la mia sete. Quando sollevai il mio corpo Aldo mi guardò stupito. Abbassai la testa fino a baciargli l'addome, come per tranquillizzarlo che no, non avevo cambiatoidea. Quindi con un arco la mia testa fu sopra il suo glande. Era rosso, lucido, gonfio: il frutto più succoso che avessi mai visto. Aprii la bocca più che potevo, sporsi la lingua che fu la prima a sfiorare la superfice ruvida e non ancora lubrificata della sua cappella. Vi strinsi intorno le labbra. Nei film le attrici lo prendevano sempre fino in fondo. Io mi ero chiesta più volte come facessero a non restare soffocate, ma non avevo mai osato fare domande a nessuno! Ciò di cui intanto mi ero resa conto con fastidio erano i peli di lui: senza staccare la mia bocca riportai la mano destra al suo pube ed allontanai, come pettinandoli, i peli dalla canna. Poi, con una certa attenzione, lasciai che il cazzo di lui scivolasse nella mia gola. Mi staccai un attimo prima di tossire sedendomi sui talloni. Le mani di Aldo accarezzavano i miei fianchi, mentre io superavo la crisi di tosse trasformatasi in una esplosione di riso. Continua! |
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Ho accettato di aiutare Lucia per amicizia e... stimolata dall'immaginare che con Giorgio avrebbe scopato grazie a me. Avevamo pianificato la cosa nei giorni precedenti la festa, conoscevamo bene il primo piano della villa di Carlo e sapevamo che per la festa le camere da letto sarebbero state disponibili per incontri come quello che avevamo in mente! Conoscevamo entrambe Giorgio da anni, da sempre tra lui e Lucia c'era una scintilla che non aveva mai avuto modo di ardere. Entrambi erano stati per lungo tempo felicemente fidanzati. Ora non più. Lucia aveva rotto con il suo ex da ormai un mese, e aveva preferito non rivelare nulla a Giorgio, proprio in attesa di un'occasione come quella! Lucia, secondo il piano, salì in camera appena avvistammo Giorgio nel salone della festa. Osservai il suo culetto fasciato negli Hot Pants decisamente Hot salire rapidamente lo scalone mentre mi preparavo a farmi largo nella folla di ospiti più o meno danzanti, più o meno brilli. Giorgio era con un amico, un bel moro dagli occhi magnetici ed il sorriso disarmante. Un bel bocconcino, insomma! Fu Giorgio a salutarmi per primo: - Olga, eccoti! Immagino che Lucia sia con te! - Ciao Giorgio, sei in compagnia, vedo. - Abbordare Giorgio per Lucia sarebbe stato più complicato, vicino ad un'altra persona. Tuttavia stava per balenarmi un'idea decisamente stimolante. - Questo è Massimo, studia a Roma. Siamo cresciuti insieme all'EUR. - Piacere - Mi strinse la mano, una stretta calda e sicura di sé. Decisamente era il mio tipo! Tornai a rivolgermi a Giorgio. - Sì Lucia è qui, e vuole farti una sorpresa speciale - dissi maliziosamente - con Luca ha rotto da diverse settimane, ormai, ed ora ti aspetta di sopra. Giorgio e Massimo si scambiarono un'occhiata interrogativa. - Certo nessuna di noi immaginava che stasera saresti venuto con un tuo amico - aggiustai il nodo della cravatta di Massimo reggendo il suo sguardo - fortuna che ci sono anch'io. Che ne dite? Massimo e Giorgio sorrisero, io attesi la loro risposta terminando il cocktail che rubai a Massimo. Inutile dire che entrambi approvarono il programma. Ci liberammo dalla ressa e tornammo nell'androne della villa che dava sulle scale. Prima di salire, tuttavia, infilai una mano sotto la minigonna, mi sfilai abilmente le mutandine e le infilai nel taschino della giacca di Massimo, erano calde ed umide ed ora che salivamo le scale entrambi potevano guardare la mia fighetta rasata. Quando fummo tutti e tre davanti alla porta dietro la quale Lucia aspettava Giorgio, invitai quest'ultimo ad entrare per primo. Trovammo Lucia sdraiata sul letto, con la camicia sbottonata e i seni nudi ed invitanti. Era ovviamente stupita di vedere anche me ed un illustre per quanto piacente sconosciuto. Nessuno di noi disse una parola, io mi avvicinai al letto e mi sdraiai di finco a lei, la baciai sul collo, poi salii alle labbra, lei accettò la mia lingua. Giorgio e Massimo si stavano eccitando guardandoci, e questo moltiplicava la nostra eccitazione. Lucia sembrava altrettanto eccitata, portò le mani ai miei fianchi, sollevò il mio top, la aiutati a farlo scivolare oltre la mia testa e lo gettai lontano, sul pavimento. Ora eravamo entrambe a seno scoperto, mi abbassai a leccarle i capezzoli, li succhiai con delicatezza e decisione insieme. Scesi ancora, abbassai la zip degli Hot Pants di Lucia e li sfilai non senza fatica, tanto erano attillati. Lei allargò le gambe ed io baciai le sue grandi labbra, infilai la lingua nella figa di Lucia, calda ed accogliente. Gustai i suoi umori. Giorgio, ormai nudo, si era portato a fianco di Lucia, che stava carezzando il suo membro, ma la mia attenzione venne per così dire calamitata da una sensazione di calore che seguiva il profilo dei miei glutei e da due mani altrettanto calde sui miei fianchi. Il cazzo di Massimo sfiorò dolcemente il mio fondoschiena, l'ano e arrivato ad altezza della mia figa vi si introdusse in un respiro, senza fatica, dandomi un brivido che mi percorse tutto il corpo. Iniziò a muoversi dentro di me, Lucia strinse la figa, mi sentivo scoppiare. La mia lingua esplorò il monte di Venere della mia amica, prima di tornare nella sua caverna. La posizione carponi, tuttavia, iniziava ad intorpidirmi le gambe, ed immaginavo che Lucia non volesse limitarsi a quel pompino che impegnava Giorgio ormai da diversi minuti. Mi stesi al suo fianco. Massimo e Giorgio furono subito sopra di noi; le mie gambe abbracciarono i suoi fianchi, le mie unghie graffiarono la sua schiena. Massimo evitava di pesarmi addosso, ma i colpi di cui il mio corpo fu soggetto facevano sobbalzare i miei seni, sotto di lui. Stavo godendo con ogni parte del mio corpo. Poi il ritmo si ridusse un poco intuii che presto Massimo sarebbe venuto, si rimise in piedi, io mi sedetti di fronte a lui e mi venne addosso, i caldi schizzi intecettati dalla mia lingua scesero come nettare nella mia gola. Ma non ne avevo ancora abbastanza! Non diedi tempo a Massimo di reagire: il suo cazzo stava lentamente rilassandosi, lo accarezzai delicatamente e infine lo presi in bocca, in una manciata di secondi lo sentii riprendere vigore mentre ne succhiavo gli ultimi residui di sperma. Quando fu abbastanza in forma da sfiorarmi la gola ne strinsi la base con la mano, il letto sobbalzava, Giorgio e Lucia stavano sfogando una tensione sessuale durata anni, ma io e Massimo non saremmo stati da meno anche se ci conoscevamo da pochi minuti. Mi alzai in piedi per appoggiarmi allo schienale della sedia di fronte allo specchio per il trucco. Massimo fece scorrere le proprie dita tra i miei glutei, fino ad infilarne un paio nella mia figa e un'altro nell'ingresso posteriore. Inarcai la schiena, le nostre labbra si trovarono fianco a fianco, le nostre lingue lottarono, intanto l'altra mano mi accarezzava il ventre, risaliva, calda e sicura come il resto di lui; stringeva le mie tette, giocava con i miei capezzoli. I miei gemiti erano soffocati dal suo bacio, ma il mio respiro era profondo, assoluto. Il corpo di Massimo si spostò alle mie spalle per sostituire le sue dita col suo membro tornato durissimo, nella specchiera vedevo il mio corpo sudato che sobbalzava ai suoi colpi, i miei seni, i capezzoli inturgiditi, sobbalzavano tra le mie braccia ancora appoggiate alla spalliera della sedia, a sostenere il peso del mio corpo.piegato in avanti. Entrambi eravamo però allo stremo delle forze, ci interrompemmo ed io invitai Massimo a sedersi sulla sedia che ruotai dal suo lato. Proprio in quel momento Lucia passava al mio fianco, nuda, stupenda. Giorgio alle sue spalle la stava seguendo in bagno. Maliziosa le sfioro una spalla raccogliendo una goccia di sborra che probabilmente Massimo aveva mandato fuori bersaglio. Lo porto alle labbra strizzando l'occhio: - Questo deve essere mio. Lucia sorride e passa oltre, io mi seggo sul cazzo durissimo, di fronte a Massimo, le mie gambe si aggrappano alle sue, ora siamo soli nella stanza, la specchiera riflette ancora i nostri corpi, torniamo a muoverci, ancora minuti infiniti di piacere. Lui accarezza i miei seni, li succhia, io accarezzo i suoi capelli, la nuca, le spalle. Alla fine viene. Io fermo i miei movimenti, lo bacio lui è sfinito, lascia che la testa scivoli all'indietro, le mie labbra passano dalla bocca al mento, al collo, al petto. Torno su e lo bacio ancora, ancora, ancora... |
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Olga ed io ci eravamo preparate a quella festa da tempo: la grande villa di Carlo, che festeggiava la laurea, era strabordante di gente, nel salone, privo di mobilia per l'occasione, musica, birra e luci stordivano diverse centinaia di invitati tra cui Giorgio, che stanotte avrei sedotto. Il compito di Olga consisteva nell'attirarlo - senza neanche tanti inganni - in una delle camere da letto del primo piano, dove avrebbe trovato me ad aspettarlo. Mentre al piano di sotto Olga parlava con Giorgio, io entrai nella camera da letto; il mio corpo vibrava d'attesa, all'unisono con i bassi che giungevano attutiti dal piano di sotto. Tolsi le scarpe e mi sdraiai sul letto, slacciai i bottoni della mia camicetta sotto la quale non portavo il reggiseno. le mie mani accarezzarono la linea del pube, stretta negli hot pants di jeans nei quali infilai quindi il pollice slacciandone l'unico bottone. Attesi lasciando galoppare la fantasia sull'incontro rovente che, ne ero certa, sarebbe seguito di lì a pochi minuti. Quando sentii la porta che si apriva sollevai la testa dal cuscino, Giorgio entrò. Bello, lo sguardo sereno e sicuro di sé, il vestito lottava con poco successo per nascondere un corpo statuario. Dietro di lui, Olga entrò nella stanza seguita da un altro uomo! Nessuno dei tre disse una sola parola, mentre io, stupita, osservavo Olga venire verso di me, sdraiarsi al mio fianco, baciarmi il collo, salire ancora e baciarmi con tanto di lingua. Questo aspetto della mia amica mi era completamente alieno e, anzi, fino ad allora per me i rapporti lesbici erano limitati ad innocue fantasie; dovevo ammettere, tuttavia, che la mia eccitazione stava crescendo anche grazie alla consapevolezza che Giorgio e l'altro uomo (un suo amico?) ci stessero osservando. Le mie mani, come se sapessero istintivamente cosa fare, sollevarono il top di Olga, che portava a pelle per tenere scoperta la schiena: ci trovammo così seno contro seno mentre le nostre lingue si incrociavano. Olga lanciò lontano dal letto il proprio top, si abbassò su di me e succhiò i miei capezzoli, sentivo la sua lingua mentre le mie mani stringevano il lenzuolo. Crebbe il mio desiderio di avere qualcosa che Olga non avrebbe potuto darmi. Come leggendomi nel pensiero Olga scese ancora, slacciò la cerniera degli hot pants e li abbassò fino a sfilarmeli, il mio sguardo notò solo allora che Giorgio ed il suo amico si erano liberati di giacca e camicia e continuavano ad osservarci a torso nudo. La mia eccitazione crebbe ancora mentre la lingua di Olga si insinnuava nella mia vagina, allargai le gambe più che potei, mentre languida mi sistemai nel letto. Giorgio era al mio fianco, ora era nudo con il pene turgido a sovrastarmi. Iniziai ad accarezzarlo con una mano, Olga inginocchiata sul bordo del letto aveva il misterioso amico di giorgio alle spalle, dai fianchi nudi immaginai che la stesse prendendo da dietro. In effetti i movimenti della sua lingua si erano fatti più lievi, lenti, misurati. Le pareti interne della mia vagina la strinsero, in un bacio bollente. appoggiata sui gomiti, intanto, avevo iniziato a succhiare il membro di Giorgio. Ad un certo punto Olga si staccò da me per raggiungermi, di fianco, mentre il proprio partner si portava sopra di lei. Anche Giorgio, inebriato, si staccò per fare la stessa cosa con me. Ci penetrarono praticamente nello stesso momento, le nostre teste sobbalzarono verso la testiera del letto, entrambe dovevamo aver avuto la stessa idea, perchè, lasciando ai nostri partner la parte bassa, iniziammo a baciarci ed accarezzarci reciprocamente i seni. La mia vagina era madida, i miei capezzoli bollenti. Giorgio si fece spazio scostando le braccia mie e di Olga e ne succhiò uno. Intanto il partner di Olga estrasse il pene e si portò di fronte a lei che, messasi seduta, si fece schizzare in faccia, una goccia calda giunse alla mia spalla; un angolo remoto della mia mente mi ricordò che indossavo tutt'ora la camicia con cui mi ero sdraiata. Olga, insaziabile, iniziò a succhiare il pene dell'uomo misterioso preparando il secondo round. Giorgio, intanto, mi baciò per la prima volta! La sua lingua si fece strada nella mia bocca come alcuni minuti prima (o un'eternità) aveva fatto la lingua di Olga, le mie braccia lo abbracciarono, lo tirarono a me come se volessero trattenerlo per sempre. Venne dentro di me e io mi sentii in paradiso. L'orgasmo travolgente mi fece mordere uno dei suoi lobi, lui non si sottrasse, le sue braccia avevano sollevato la mia schiena e ricambiavano l'abbraccio. Mi accorsi con la coda dell'occhio che Olga, a gambe divaricate, appoggiata alla consolle della camera da letto aveva spostato nuovamente il campo del secondo round sul retro. Giorgio abbandonò l'abbraccio per rotolare elegantemente al mio fianco, entrambi sorridemmo guardandoci negli occhi, poi io mi alzai, abbandonando sul letto la camicia zuppa di sudore, gli diedi le spalle dirigendomi verso il bagno privato, invitai Giorgio a seguirmi facendogli un cenno con il dito. Passando di fianco alla consolle, Olga allungò una mano verso la mia spalla, raccolse la goccia che vi era rimasta appiccicata e disse: - Questo deve essere mio. - e si portò due dita alla bocca strizzandomi l'occhio. |
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Mi seggo sul tavolo, le gambe larghe, indosso ancora il perizoma nero, la giacca e la cravatta. Non mi piace parlare, lascio che il sesso sia l'unico mezzo di comunicazione. Per invitare i miei partner ad intervenire attivamente, e per far capire che sono disposta a tutto, prendo tre piccoli contenitori sotto vuoto dalla tasca esterna della mia borsa: un preservativo aromatizzato, uno rinforzato e l'altro normale. Li poso davanti a me, tra le mie gambe. Ed aspetto il loro gioco. Il giovane è più ricettivo, e prende subito l'iniziativa. Forse, tutto sommato, mi sbagliavo, e l'anziano non è affatto il suo capo. Questa effimera curiosità, tuttavia, mi abbandona subito. Si libera rapidamente della giacca, si avvicina a me dal lato sinistro. Mi accarezza l'interno coscia. Anche l'anziano si muove, sull'altro lato. Avvicina le sue labbra al mio orecchio e sussurra: - Sei proprio una troietta, vero? Il suo respiro è pesante, il suo alito sa di alcool. Si aspetta che io gli risponda: "Sì, sono la vostra troia", invece lo bacio: gli infilo la lingua in bocca e gli tocco il pacco, gonfio da scoppiare. Normalmente non lascerei neanche avvicinare un tipo del genere, ma sono proprio queste cose che mi piace fare qui. Usa una mano per stringermi un seno, sotto la propria giacca. Il giovane intanto ha tirato fuori il proprio uccello, la mia mano sinistra lo afferra, lo masturbo piano. Con l'altra mano abbasso la zip dell'anziano, con abilità la mia mano destra entra nelle sue mutande e tira fuori il suo cazzo, duro, un po' rugoso. Il suo respiro è sempre più pesante. Si siede al mio fianco, forse teme che le gambe non lo reggano? In realtà è esattamente dove voglio che sia, mi alzo dal tavolo, devo essere io a calzargli il preservativo aromatizzato, uso la bocca, allo scopo, sento la sua tensione e mi accorgo che se non voglio che venga subito dovrò essere molto cauta. La cravatta scivola dal mio collo e cade a terra. Il giovane indossa il proprio preservativo in pochi secondi, scosta il perizoma e bacia entrambi i miei buchini, li lecca, succhia il nettare della mia figa ormai bagnata. Le sue mani allargano l'elastico del tanga, stringo le gambe affinché possa sfilarle, il suo naso, per un attimo, viene pizzicato dalle mie natiche, sorrido. Il perizoma cade a terra ed io torno ad allargare le gambe. Lui sceglie di penetrarmi dalla figa, il suo membro è caldo, grosso, mi riempie di piacere. Con uno sforzo di volontà dedico la mia attenzione anche all'anziano. La mia lingua circonda il suo glande, la mia bocca si muove lentamente su di lui. Lo lecco fino alla base, dentro e fuori dalla mia bocca. Sento il calore che gli esplode dentro ma non vado mai troppo oltre. Il giovane estrae l'uccello dalla mia figa ed ora, lubbrificato dai miei stessi umori, mi penetra analmente. Il senso di piacere, reso ancor più intenso dal live dolore che lo accompagna, travolge l'intero mio corpo. Ancora faccio forza su me stessa per non dimenticare l'altro. Ma è questione di pochi minuti prima che venga. Il fiotto del suo seme non mi investe, imprigionato dal preservativo. Mi stacco da lui, il gang bang che cercavo questa sera è terminato, ma il giovane, dietro di me è tutt'altro che sazio e anch'io non ne ho a sufficienza, raddrizzo la schiena, staccandomi da lui. Mi volto e mi risiedo sul tavolo: mi distendo a gambe aperte. Il giovane torna a leccare il mio pube, con la coda dell'occhio vedo l'anziano che riprende fiato, il cazzo moscio tra le mani. Il corpo del giovane, invece, scorre ora agilmente su di me. Succhia i miei capezzoli, stringe le mie tette. Mi penetra in una banale eppure appagante posizione del missionario. Vedo l'anziano che si masturba guardandoci. Forse tra poco vorrà tornare a partecipare? Ma il mio corpo è ormai concentrato sul mio partner, le mie gambe abbracciano il suo corpo, i miei piedi si agganciano tra loro mentre la mia muscolatura interna si stringe intorno al suo membro, rendendo più difficoltoso il movimento ma massimizzando il piacere. Anche le mie braccia lo cingono, le mie unghie graffiano la sua schiena. Bacio la sua bocca, la sua lingua entra ancora una volta in me, poi le nostre bocche si separano, io succhio il suo lobo. il movimento del suo sedere rallenta, viene in me, inarca la schiena appoggiandosi sulle mani e lancia un grido animale. Resto abbandonata sul tavolo. Torno dominante e dico: - Rivestitevi. |
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Quando ho voglia di sesso ho affinato un gioco, una pratica eccitante che mi permette di avere nuovi partner quando ho voglia, che mi fa sentire sporca quanto mi piace, che mi eccita non appena inizio a pensarci. C'è un locale a XXXX, un locale gestito da un mio amico. In questo locale esistono delle stanze riservate. Ogni sera il locale è frequentato da manager in viaggio d'affari, giovani e meno giovani. Di fronte al bancone del bar c'è un palco, dove più di una volta mi sono esibita anch'io. Ora non più, o almeno non per lavoro. Ora anch'io sono una manager in carriera. Vivo sola assorbita dal mio lavoro e da questi momenti di svago. Di solito decido all'improvviso, spesso quando sono in ufficio, a volte in piena riunione. A volte non resisto e la mia immaginazione richiede di essere appagata. In questo caso apro appena le gambe ed infilo la mano sotto la scrivania, sollevo la gonna del tayeur e mi accarezzo senza lasciare trasparire il piacere che mi invade. Ma la tortura è l'anticamerad el piacere. Arrivata a casa mi spoglio, mi faccio una doccia per lavar via la fatica e con essa il ricordo stesso della giornata. Poi indosso un tanga nero ed un vestito da sera provocante. Arrivata al locale del mio amico mi dirigo con sicurezza al bancone ed ordino un long drink. Pochi minuti mi sono sufficienti per guardarmi in giro, lasciare andare il mio istinto e puntare la mia preda. O le mie prede. Avvicinarli non è mai un problema, sfiorarli, annusarli, sorridere. Un gioco di seduzione ancestrale, un'arte tutta femminile che ci permette di catturare l'uomo: quello che si sente e si definisce il predatore per antonomasia.
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"Quando ho iniziato a scrivere su questo Blog avevo intenzione di allegare spesso immagini ai miei racconti: una fotografia ispirata al racconto oppure una fotografia che mi avesse ispirato il racconto stesso. "In realtà sono riuscito in quest'operazione solo un numero limitato di volte: in alcuni casi ho cercato disperatamente la foto che rappresentasse l'immagine che avevo in testa senza trovarla, rimandando di fatto la scrittura del racconto! Resto tuttavia dell'idea che un racconto erotico, inevitabilmente evocativo, si sposi naturalmente con la presenza di un'immagine, di una fotografia, di una sequenza audio... "Qualsiasi rapporto sessuale coinvolge la totalità dei cinque sensi, un racconto erotico stuzzica la fantasia del lettore, ma non necessariamente vi si deve affidare in esclusiva. "Ora, mi piace sperimentare e odio ripetermi: devo tuttavia ammettere che per quanto si possano inventare situazioni particolari, descrivere luoghi esotici o semplicemente insoliti è sempre tra le gambe che si finisce! "Quindi, proprio per amore di sperimentazione, vi propongo di segnalarmi, anche attraverso un semplice ed anonimo commento, le vostre foto: scattate da voi o trovate in Rete, in modo che io possa sceglierne alcune per scriverci sopra un racconto. "Avere un blog come questo consente di giocare, sperimentare e divertirsi anche così. Che ne dite?" |
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Erano ormai passate quattro ore, o perlomeno avevo la sensazione che ne fossero tante. Roberto aveva fatto sparire ogni orologio dalla camera da letto, poi, sorridendo e con gentilezza mi aveva spogliata completamente, aveva tirato fuori le candide corde, aveva avvicinato i miei polsi alla testiera del letto e con delicatezza, senza mai farmi male, mi aveva legata. Se restavo sdraiata ero comoda, le gambe erano libere, ma il mio busto poteva spostarsi di non più di cinquanta centimetri a destra e a sinistra. Potevo anche appoggiare la schiena alla spalliera, ma quella posizione era certamente più scomoda. Roberto si esibì in un buffo ma sensuale spogliarello che mi fece ridere ed eccitare contemporaneamente. Ora anche lui era nudo. Mi fece indossare un cappuccio scuro e mi chiese di allargare le gambe. Sentivo la passera pulsare, infuocata. Durante questa preparazione erano già trascorsi almeno quindici minuti e l'attesa stava letteralmente uccidendomi. Dopo che si fu spogliato fu chiaro che era così anche per Roberto, ma se speravo che il mio piacere venisse soddisfatto in quel momento... bhe, mi sbagliavo! Ciò che invece sentii fu un leggero pizzicore, ed il freddo di una lama di rasoio! Roberto aveva deciso di radere la mia fighetta! Un brivido risalì il mio corpo, dopo quella sensazione inaspettata! Non so dove avesse tenuto nascosto il rasoio e la schiuma e non mi interessava: le mie mani si aggrapparono alle corde, da entrambi i lati, inarcai la schiena. Sentivo le mani di Roberto che spalmavano la schiuma. Il rasoio che mi radeva, ora, era meno freddo ed il pizzicore era scomparso. Un asciugamano caldo tra le mie gambe (bravo Roberto, un'organizzazione perfetta!), le sue dita che finalmente diedero un filo di respiro al mio desiderio. Ma entrarono solo a metà in me. Roberto mi liberò del cappuccio. Era davanti a me, sempre sorridente. Il suo cazzo duro era l'oggetto del mio desiderio. E si trovava anche alla mia portata, mi sporsi verso di lui sul lato destro del letto e lo presi in bocca. Cominciai a succhiarlo con furia, Roberto, immobile, sempre sorridente: potrei definirlo sereno, mi lasciava fare, non sfiorava i miei capelli, il mio viso, il mio corpo. Nulla. Il piacere scorreva in me ed in lui, finché non venne nella mia bocca. Parte del suo getto mi colò lungo il mento, liberai il suo membro con uno schiocco ed ingoiai il suo nettare. Con l'asiugamano ripulì il mio volto. Sì, ora ne ero certa, il suo sguardo mi trasmetteva serenità. Si mosse verso il fondo del letto, prese tra le mani le mie caviglie e mi invitò a distendermi nuovamente. Poi si sedette di fianco a me, si voltò dandomi la schiena ed affondò due dita della mano destra nella mia passera calda ed umida. Le sentivo muoversi dentro di me ma, insaziabile, volevo di più: come se avesse intuito il mio desiderio, un terzo dito si fece spazio. I miei ansimi crebbero di volume e di intensità, nell'estasi del piacere non mi accorsi subito della presenza di un quarto dito che si faceva spazio nel buco del mio culetto. Guardando verso il fondo del letto vedevo le mie tette sollevate dal mio respiro affannoso, la schiena abbronzata di Roberto coricata su di me. Quando la mia figa fu fradicia Roberto tolse la mano, si spostò davanti a me ed infilò la testa tra le mie gambe. Le sue labbra sulle mie, la sua lingua dentro di me, sentivo succhiare, bruciare. Le sue labbra si strinsero intorno al mio clitoride. Lo strattonarono fuori, lo baciarono, lo leccarono. Nonostante il piacere il mio respiro tornò progressivamente alla normalità. Roberto si rimise in piedi, di nuovo il suo cazzo era duro, invitante. Torno di fianco a me, mi carezzò una guancia, mi baciò intensamente. Poi si allontanò da me ed uscì dalla stanza. Mi chiesi dove fosse finito e quali sorprese avesse ancora in mente Roberto. Poi sentii distintamente odore di caffé. Tornò alcuni minuti dopo con due tazzine. Ne appoggiò una sul mio comodino, girò lo zucchero all'interno dell'altra e avvicinò la tazzina alle mie labbra. Avevo nuovamente appoggiato la schiena alla testiera, per cui bere il caffé risultò abbastanza facile. Nonostante questo, tuttavia, alcune gocce di caffé sporcarono le mie labbra. Roberto le baciò e bevve a sua volta il suo caffé. Posata quindi la tazzina si rivolse nuovamente a me. Accarezzò con dolcezza la mia guancia. Puntò i suoi occhi nei miei, uno sguardo profondo che pareva potesse vedermi dentro come nessun altro aveva mai fatto. La fisicità dei nostri corpi nudi si era persa in quello sguardo. Poi la sua mano scese sul mio mento, le sue dita costeggiarono il collo fino alla spalla. Appoggiò su di essa la mano e proseguì quel percorso verso il basso. Sentii la mano sul mio seno, il capezzolo schiacciato dalle sue dita, nuovi brividi ripresero ad attraversare il mio corpo. I miei occhi tornarono a posarsi sul membro di Roberto che stava lentamente tornando in erezione. Spostai il busto in avanti e lo baciai sulle labbra, Roberto parve stupito, ma poi spostò la mano sul mio fianco e mi abbracciò stretta, la sua mano risalì lungo la mia schiena, il suo petto sui miei seni. Ancora brividi di piacere percorrevano il mio corpo. La mano di Roberto accarezzò rapidamente il mio corpo, dalle scapole alla schiena, dalla schiena all'anca, dall'anca al pube. Tornai ad allargare le gambe. Le sue mani si facevano strada al tatto, mentre le sue labbra si impegnavano con il capezzolo del mio seno destro. I brividi si trasformarono in un fuoco che mi faceva ardere di piacere e desiderio. Le labbra di Roberto abbandonarono il mio seno, baciarono la mia pancia, ne succhiarono l'ombelico e raggiunsero la mia passera. Le sue mani nel frattempo si erano spostate sulle mie cosce e le mantenevano ben larghe. Per la seconda volta in poco più di un'ora la lingua di Roberto era dentro di me ed assaporava i miei umori. Trascorsero interminabili minuti di piacere. Venni una seconda volta con la testa di Roberto tra le gambe. Quando la risollevò potei rivedere il suo cazzo nuovamente turgido, enorme. Finalmente, e per la prima volta dacché mi spogliò, fu su di me. Mi distesi completamente. Lui si fermò ad osservare i miei occhi, i muscoli tesi in quella posizione, poi con una flessione del corpo mi baciò, la sua lingua nella mia bocca. Le mie mani tornarono a stringersi alle corde, il suo sedere si abbassò su di me, il suo cazzo si fece finalmente strada. Trattenni il fiato, persa nel suo bacio ed in quella lenta penetrazione che centellinava in me gocce di piacere che si sarebbero trasformate in ondate. Quando quella lunga discesa fu terminata le sue labbra tornarono a muoversi sulle mie e io ripresi a respirare. Mi penetrò così per un tempo che sembrò infinito. Le sue mani dalla mia schiena si spostarono spesso sui miei seni, la sua bocca a volte abbandonava le mie labbra per assaporare il mio mento, il collo, i lobi delle orecchie, le spalle, fino a raggiungere, non senza difficoltà, i miei seni. In quella scomoda posizione interrompeva la penetrazione restando interamente dentro di me e scatenando ulteriori brividi di piacere che mi costringevano a mordermi le labbra. L'orgasmo ci investì contemporaneamente. I nostri corpi, come se fossero una cosa sola, respiravano affannosamente a sincrono, abbandonati in un abbraccio atavico di passione, sesso ed amore. Roberto mi baciò ancora a lungo tra la spalla ed il collo, poi sollevò il proprio corpo sfilando il membro. Mi osservò in piedi, mentre ero ancora a gambe larghe, esausta. Sempre legata mi sorrideva, ed io sorridevo a lui mentre sentivo che alcune gocce del suo seme colavano dalla mia figa rasata da poco. Il suo membro riposava, spossato tra le sue gambe. Mi diede un ultimo bacio e per la seconda volta sparì dalla stanza. Tornò dopo un paio di minuti con una vaschetta di gelato ed un cucchiano in mano. Mi imboccò amorevolamente. Di nuovo ripulì il mio mento con le sue labbra. Poi mi invitò a distendermi, spalmò alcune cucchiaiate di gelato ormai morbido sul mio corpo e se ne cibò avidamente. Il contrasto tra il freddo del gelato ed la calda bocca di Roberto mi fecero nuovamente andare in ebollizione. Non sarebbe potuto essere diversamente, soprattutto quando l'ultimo cucchiaio fu destinato alla mia figa. Dopo tutto il sesso che avevo avuto nelle ore precedenti mi sentivo irrazionalemnte porca ad essere nuovamente affamata, eppure volevo ancora sentire il cazzo di Roberto dentro di me. Bastavano i miei ansimi ed i miei sguardi per capirlo, e Roberto se lo aspettava! Ma prima tirò fuori altre due corde, vi legò le mie caviglie e le assicurò non al fondo del letto, bensì alle barre metalliche laterali, costeringendomi a tenere le gambe piegate e larghe, limitando ulteriormente la mia libertà di movimento e facendomi sentire veramente prigioniera, per la prima volta quel giorno, nonostante il formicolio che aveva già da tempo investito le mie braccia! Eppure, dovevo ammetterlo, quella sensazione di essere in balia di Roberto mi eccitava fino a stordirmi. Stavolta fu subito su di me, tra le mie gambe, ma sfruttò quella posizione per accarezzare con dolcezza il suo corpo. Il suo sorriso era sparito solo quando le sue labbra erano impegnate a baciarmi, o a leccarmi, o a succhiarmi. Ora era di nuovo lì, sempre sereno, sempre disarmante. Le sue mani esplorarono ancora il mio corpo, come le mani di un bambino in un negozio di giocattoli sembravano aver bisogno di toccare tutto, di muoversi ovunque. Scoprii che potevo sollevare il sedere, puntando le spalle sul cuscino. Da quella posizione, puntellato sulle ginocchia, Roberto riprese a penetrarmi, distesi i muscoli lasciando che fosse Roberto a sostenermi. Da quella posizione era libero di accarezzare i miei fianchi, di stringere i miei seni, le mie coscie. Ogni nuovo rapporto che avevamo durava più del precedente, il fisico di Roberto reggeva bene, ma il ritmo richiesto portava il suo corpo alla spossatezza ben prima del mio. Quando venne, questa volta, non fu più un getto ad investire le pareti della mia figa, ma fu tuttavia altrettanto appagante e l'assurda posizione in cui ero stata bloccata aveva come amplificato all'infinito il mio piacere. Anche Roberto era appagato, benché spossato. E ancora mi guardava sorridendo. Si staccò da me, tornai a sdraiarmi in una posizione relativamente comoda. Roberto, insaziabile, rimise la testa tra le mie gambe, assaggiando il suo stesso sperma mischiato ai miei umori. Ed eccolo ora, accanto a me, liberare finalmente le mie mani. Mi massaggio i polsi, distendo le gambe ancora legate, sono seduta con la schiena contro la testiera del letto. Osservo il mio corpo: le mie tette, la figa pulsa tra le gambe. Confesso solo a me stessa che la mia voglia non si è ancora sopita. |
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Mi faccio la doccia per prima, con il seme di Mauro ancora addosso. Alterno acqua fredda ed acqua calda. L'eccitazione ancora non è passata e le mie mani si soffermano spesso sui miei seni e sulla mia Vagina, allargano le Grandi Labbra, infilano due, tre dita. Accarezzano il mio corpo, insaponano la mia pelle. Lascio l'acqua scorrere, il tempo passare. Mi asciugo soddisfatta, avvolgo i miei capelli in un asciugamano di spugna ed esco dal bagno. Mauro ha preparato la colazione, ora mi aspetta seduto al tavolo della piccola cucina, seduto al tavolo economico come il resto della mobilia. Siamo entrambi ancora nudi. Yogurt, pane tostato, burro e marmellata. Mangiamo senza fretta, gustandoci la libertà di orari del nostro primo giorno di vacanza. Parliamo poco, ci guardiamo molto. E' evidente che entrambi non ne abbiamo ancora avuto abbastanza: guardo le sue labbra che mordono il pane, lui fa lo stesso con me. Lo so. Poi si alza e va a farsi la doccia a sua volta. Io sparecchio rapidamente, poi il mio sguardo cade sul mio Monte di Venere e decido di usare il tempo residuo per liberarmi completamente dei peli sul pube. Entro in bagno e rubo la bomboletta della schiuma da barba di Mauro, prendo l'asciugamano del bidet, recupero dal beauty case il mio rasoio, uno specchietto e torno in terrazza. Mi siedo in punta al lettino. Sistemo lo specchio contro la scatola del rasoio e mi spuzzo un po' di schiuma sulla mano destra. Insapono il Monte di Venere e preparo il rasoio. Mi bastano poche passate per finire il lavoro. Sento la pelle appena rasata che pizzica un po' e il piacevole odore di eucalipto della schiuma da barba di Mauro. Mi asciugo con l'asciugamano mentre sento la voce di Mauro da dietro le mie spalle: - Ecco perchè non trovavo la schiuma da barba! Mauro, a cavallo del lettino, si siede dietro di me, mi abbraccia. Mi bacia. Fa correre le sue mani sul mio corpo. Accarezza i miei seni, i miei fianchi, arriva al pube, io distendo isitintivamente la schiena appoggiandomi al suo corpo, la mia testa a fianco della sua. Mi bacia. Il suo Pene è insaziabile quanto la mia Vagina, lo sento dietro alla mia schiena. Duro. Caldo. Pulsante. Le dita di Mauro entrano dentro di me, guardo lo specchietto e vedo le Grandi Labbra rosse, vogliose, gonfie. Sento i baci di Mauro sul mio collo, alcuni ciuffi di capelli che escono dall'asciugamano, sempre legato in testa, mi solleticano la nuca. Il mio corpo è attraversato dai brividi di desiderio. Mauro si distende sul lettino, il suo Pene eretto come un monumento, un obelisco. Mi puntello sul lettino e scorro sopra di lui, di spalle. Mi lascio penetrare in questa inusuale posizione, lui accompagna i miei movimenti portando le mani ai miei fianchi. Lo specchietto riflette il dettaglio della penetrazione, l'abbraccio della mia patatina al membro turgido di Mauro. Puntellata sulle gambe inizio a muovermi con delicatezza, nel timore di rompere il lettino, la mani di Mauro salgolo lungo i miei fianchi, io porto le mie mani al petto, sopra ai miei seni, le sue mani salgono ancora, stringono le mie Mammelle, pizzicano i miei Capezzoli. Le mie mani sopra alle sue. Guido la destra verso il Monte di Venere, ancora infiammato, oltre che dal piacere, anche dalla depilazione. I brividi si sommano ai brividi, accompagnate dal movimento sussultorio le nostre mani fanno l'Amore insieme a noi, un gioco di carezze e tenerezza adolescenziale a pochi centimetri da un gioco ben più adulto. Mauro viene dentro di me, il mio corpo si ferma per raccogliere il suo seme, le nostre mani si stringono tra loro, un respiro profondo, ed un gemito. I nostri corpi ancora uniti sono di nuovo sudati, accaldati. Il sole illumina il culmine della nostra unione. Non me ne ero accorta, ma il mio corpo si è progressivamente piegato all'indietro, la mia schiena disegna un arco. Recupero la posizione verticale, le mani di Mauro sono tornate sui miei fianchi, io porto la mia mano destra all'imbocco delle Grandi Labbra, ancora teneramente abbracciate al Pene di Mauro. Ci stacchiamo a malincuore. Mauro resta sdraiato sul lettino, c'è poco spazio per me. Tuttavia il mio corpo piccolo ma atletico mi consente di scavarmi un posto al suo fianco, strettamente abbracciata. Accarezzo il suo petto, i suoi capezzoli, la sua leggera peluria. Guardo la pelle tesa e liscia del torace, giù fino ai ciuffi di pelo del suo Pene. Gusto quegli ultimi minuti di intimità. Un'altra doccia e siamo pronti per la spiaggia! |
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